Particolari di Lecce: il CASTELLO CARLO V e la SALA D’ENGHIEN

Focus e immagini a cura di imovepuglia.tv

Il Castello Carlo V è il monumento più importante della città di Lecce e tra i beni culturali più visitati in Puglia con 30 mila visite annuali e la sua offerta culturale, che punta non solo ad esaltare la narrazione della sua stratificata ed antica storia, ma anche ad accogliere stimoli culturali ed artistici contemporanei di grande spessore.
Il Castello è conosciuto con il nome Carlo V poiché la sua definitiva e attuale configurazione è il risultato della ristrutturazione cinquecentesca ordinata dal celebre sovrano spagnolo.

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Dall’epoca normanna all’età moderna il maniero si è ripetutamente trasformato, accogliendo nei suoi spazi le vicende personali e politiche di chi di volta in volta era alla guida del Regno, divenendo nel Cinquecento una vera e propria fortezza. Sopra, in foto, la splendida sala d’Enghien, intitolata alla celebre Maria D’Enghien, che attualmente accoglie per tutto l’anno le più prestigiose cerimonie e manifestazioni di interesse pubblico, privato, culturale. Per ispirarti e prenotare, scopri QUI tutti i modi in cui la sala viene utizzata!

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UN PO’ DI STORIA

Sorto in età normanna come residenza dei Conti di Lecce, gli Altavilla,  e posto sul lato orientale della città, in corrispondenza delle mura urbane, il castello di età medievale, sulla base degli scavi archeologici effettuati negli ultimi anni, doveva pressoché corrispondere al corpo centrale quadrangolare del castello cinquecentesco, delimitato agli angoli sud-est e nord-est dalle due torri superstiti: la “Torre Maestra o Magistra” e la “Torre Mozza” .
Delle fasi più antiche del castello, non abbiamo documentazione se non una struttura muraria della seconda metà del XII secolo rinvenuta durante gli scavi archeologici effettuati nel cortile.
A seguito di politiche matrimoniali, Lecce e il suo territorio passarono agli Enghien e poi agli Orsini del Balzo, che regnarono e vissero a Lecce e nel suo castello.
Sulla vita di corte che si svolgeva nel castello nei secoli precedenti l’età orsiniana non si dispone che di esigue tracce. È solo, infatti, a partire dalla morte di Maria d’Enghien, contessa di Lecce, e dal passaggio della Contea a suo figlio Giovanni Antonio Orsini del Balzo, che la documentazione diventa più consistente, consentendo di conoscere il rapporto della famiglia regnante con il castello e il ruolo dello stesso maniero nell’amministrazione del principato.

Il presunto ritratto di Maria d’Enghien in un frammento pittorico proveniente dal convento francescano di S. Maria in Casule a Copertino

Il presunto ritratto di Maria d’Enghien in un frammento pittorico
proveniente dal convento francescano di S. Maria in Casule a Copertino

 


MARIA D’ENGHIEN

Non me ne curo, ché se moro, moro da regina

Figura chiave nel passaggio da una dinastia all’altra è il personaggio di Maria d’Enghien, ricordata a Lecce, ma anche altrove, con affetto e benevolenza. Un grande modello di donna, sposa devota, madre affettuosa, oltre che contessa, regina, guerriera, mecenate e avveduta amministratrice della giustizia e della cultura salentina. L’unico ipotetico ritratto della contessa individuato si trova negli affreschi della Basilica di Santa Caterina d’Alessandria a Galatina (Le), da lei commissionati.

Nipote di Isabella di Brienne, nacque da Giovanni d’Enghien, conte di Lecce, e da Sancia (Bianca) Del Balzo dei duchi d’Andria. Nel 1384, a soli 17 anni, a causa della morte del fratello Pietro, divenne Contessa di Lecce. Nei contrasti che sconvolgevano il Regno di Napoli, Maria decise di schierarsi contro il re Carlo III d’Angiò Durazzo, dalla parte di Luigi I d’Angiò, Re di Francia. Quest’ultimo volle darla in sposa ad un suo fidato alleato. Fu così che nel 1385 sposò Raimondo Orsini Del Balzo, anche conosciuto come Raimondello, conte di Soleto e Principe di Taranto. Le proprietà dei due sposi, grazie soprattutto ai territori che la contessa portò in dote, arrivarono a comprendere le attuali province di Taranto, Brindisi e Lecce, unificando l’intero Salento in uno dei feudi più grandi e importanti d’Italia. La coppia ebbe quattro figli: Maria, Caterina, Giovanni Antonio e Gabriele. Raimondello morì nel 1406 durante l’assedio di Taranto da parte di Ladislao di Durazzo. Rimasta vedova nel 1406, Maria subì a Taranto l’assedio posto dal re di Napoli Ladislao I d’Angiò, detto il Magnanimo. Maria guidò la resistenza della città ma dopo alcuni mesi accettò la proposta della diplomazia nemica e sposò Ladislao nel 1407 nella cappella di San Leonardo del castello aragonese di Taranto.

Nonostante i suoi alleati le consigliassero di rifiutare il matrimonio, data la precoce e misteriosa morte delle precedenti mogli di Ladislao, Maria rispose non me ne curo, ché se moro, moro da regina. Avvenute le nozze si recò quindi, da regina, a Napoli. Qui, nonostante fu ben accolta dalla cittadinanza, non ebbe rapporti sereni con il marito e fu costretta a convivere con le numerose amanti di lui. Morto Ladislao nel 1414, il regno passò alla cognata Giovanna II, a lei avversa, che arrivò crudelmente ad imprigionarla. Liberata successivamente da Giacomo della Marca, nel 1415, tornò in possesso della contea di Lecce ed ottenne nel 1420 il principato di Taranto per il figlio Giovanni Antonio.

Durante questi anni Maria fu sempre accanto al figlio e se egli poté interessarsi totalmente degli avvenimenti bellici ciò gli fu permesso grazie alla diplomazia e al prestigio che la regina mostrò nella guida politica e amministrativa del suo “regno nel regno”. Trascorse gli ultimi anni della sua vita dedicandosi al suo popolo, ad opere d’arte e di fede e morì a Lecce il 9 maggio 1446, dove fu sepolta con grandi onori e fasto nell’antico monastero di Santa Croce, in un catafalco con un’arca mortuaria che riproduceva Maria e che contornava l’immagine della bella contessa con i simboli delle quattro virtù cardinali e delle tre virtù teologali, quasi a tramandare ai posteri non solo l’immagine del suo piacevole aspetto fisico, ma anche e soprattutto le sue doti di instancabile propugnatrice di fede e carità cristiane.

Il “Codice di Maria d’Enghien” è un manoscritto che raccoglie disposizioni normative, regolamenti amministrativi e fiscali relativi alla città di Lecce e alla sua Contea. Questi ordinamenti rappresentano una ricca testimonianza documentaria della realtà economica e sociale e della cultura del tempo poiché si tratta di un vero corpus normativo civico in cui sono riuniti tutti i documenti, in latino e volgare, legati all’attività legislativa svolta dalla stessa contessa nell’ambito della vita amministrativa del capoluogo della Contea di Lecce. Il codice è oggi conservato nell’Archivio di Stato di Lecce.

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Visite Guidate al Castello Carlo V

Tour guidato nelle sale del Castello Carlo V per ammirare le vestigia cinquecentesche e medievali dell’imponente maniero leccese. Attraverso ricostruzioni e materiali archeologici presenti all’interno delle sale del Castello, sarà possibile rivivere le varie fasi della fortezza dall’età medioevale a quella spagnola.

Il tour comprende la visita della Piazza d’Armi, della Sala Maria d’Enghien e della medioevale Torre Mozza.

 

 

 

INFO: 0832.246517

Durata: 25 min circa
Partenza: 10.45 – 11.45 – 12.45 – 13.45 – 14.45-
15.45 – 16.45 – 17.45 – 18.45
Prenotazione obbligatoria

Costo: 4€ a persona  – Ridotto 2 € (fino a 12 anni)

Scopri le domeniche al Castello! QUI

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Prenotazione sale e contatti Castello Carlo V www.turismo.ilecce.it/prenotazione-sale-e-contatti