Asl e assistenza sanitaria domiciliare: quando può essere rifiutata e come tutelare salute e portafogli

L’Asl nazionale offre ai pazienti con disabilità o limitazioni di ricevere al domicilio tutte le cure necessarie per la salute.

Questo è uno dei principi fondamentali previsti dalla legge su cui fonda il nostro ordinamento nazionale, che rende per tale motivo le cure accessibili a tutti, anche senza dispendio economico e soprattutto a fronte di qualunque tipo di barriera.

Asl assistenza domestica
Attivare l’assistenza domiciliare (ilecce.it)

L’assistenza domiciliare può riguardare diversi livelli, dalla fisioterapia ad altri tipi di assistenza riabilitativa o medica. In ogni caso l’ASL è tenuta, previa comunicazione e quindi percorso di attivazione della stessa mediante il medico curante, ad espletare in ogni forma possibile le necessità del paziente.

Asl, cosa fare se l’assistenza domiciliare viene rifiutata

L’assistenza sanitaria quindi va richiesta con un percorso mirato, che può variare a seconda dei casi e del tipo di azienda, ma è sempre incluso e sempre previsto gratuitamente per tutti i cittadini che non possono muoversi dal proprio domicilio, questo garantisce realmente cure per tutti senza distinzioni.

asl medico
Asl, rifiuto assistenza domiciliare (ilecce.it)

L’assistenza sanitaria domiciliare è garantita dalla normativa, quindi obbligatoria. Come stabilito dalla Legge del 12 gennaio 2017, il Servizio sanitario è tenuto a garantire a tutti coloro che sono in condizioni di fragilità e comunque non autosufficienti o con patologie a carico molto gravi, un recupero delle condizioni fisiche attraverso percorsi riabilitativi a domicilio. Questi includono tutto ciò che è fondamentale quindi dai sussidi infermieristici ai supporti funzionali, dalle terapie a qualunque cosa serve per stabilizzare il quadro clinico e quindi assicurare alla persona di poter accedere, come chiunque altro, alle terapie utili del caso.

Le cure quindi non sono facoltative ma aperte a tutti, ovviamente vanno richieste all’ASL di competenza territoriale mediante le procedure del caso ma non possono essere sospese o non eseguite. Quando si parla quindi di riabilitazione, laddove ci sia un’interruzione improvvisa del servizio, sussistono i requisiti affinché si proceda per vie legali. L’ASL non può interrompere improvvisamente e senza giustificato motivo, che va messo per iscritto, la riabilitazione e la cura di una persona malata. Aggravante maggiore se questi risulta portatore di handicap grave e quindi con indennità di accompagnamento.

In questo caso bisogna diffidare subito l’azienda con una PEC o raccomandata, meglio ancora se formalizzata da un legale, poi procedere per vie civili e penali. Secondo la Corte di Cassazione questo è anche un reato di atti d’ufficio e viene punito come stabilito dal codice penale con la reclusione del soggetto da sei mesi a due anni.

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