Tito Schipa: un grande artista del ‘900 nato a Lecce

Racconto a cura di Gioia Perrone (imovepuglia.tv)

“Tutti i tenori del mondo dovrebbero togliersi il cappello di fronte a Tito Schipa” (Beniamino Gigli)

Schipettiè, Titu (il piccoletto), Usignolo d’Italia, alcuni dei nomignoli affettivi di Tito Schipa: in molti modi veniva chiamato e in molti modi amato, spesso alla follia, questo straordinario tenore di origini leccesi che ha calcato la scena del mondo lungo una carriera durata quasi sessant’anni e diventando nel tempo una vera e propria icona.

Se vi siete chiesti perché ogni mezzogiorno, in Piazza Sant’Oronzo risuoni una voce dolcissima che canta nel dialetto leccese  “Quannu te llai la facce la matina” e in quel momento tutto sembra un po’ come sospeso nel tempo, si tratta di una canzone d’amore di repertorio popolare, e la voce è quella  di Raffaele Attilio Amedeo Schipa, che nel 1888 è nato in questa città, da una modesta famiglia, nel quartiere popolare delle Scalze.

La voce di Tito Schipa in piazza è ogni volta una bella sorpresa,
che trasmette dolcezza e traccia in modo suggestivo
un dato momento della giornata,
uno specifico paesaggio sonoro che caratterizza questa bellissima porzione di città.

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Tito si fa conoscere per la sua voce fin da piccolo, in seguito con l’arrivo a Lecce nel 1902 del vescovo napoletano Gennaro Trama (1902), vero talent scout dell’epoca, l’avvio all’arte del giovane Schipa, soprannominato ormai “Titu” (piccoletto), è garantito con la sua entrata in seminario, dove studierà anche da compositore.
Lascia Lecce molto presto, proseguendo gli studi a Milano e debuttando a Vercelli con una Traviata, per poi essere investito dal primo grande trionfo a Napoli, nella stagione del 1914 diretta da Leopoldo Mugnone, dove grazie ad una Tosca leggendaria il nome d’arte “Tito Schipa” si impone definitivamente alle cronache artistiche e mondane. Durante quelle recite il giovane tenore dovette regolarmente bissare la romanza del terzo atto e ad una replica, dopo l’ovazione che come sempre coronava il bis, Mugnone lo indicò con la bacchetta e disse ad alta voce:

“Schipettiè, n’ata vota. Ma pe’ mme, no pe’ cchisti!”

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I tanti volti di Tito Schipa

Questo successo lo porta in Spagna dove coltiva e sviluppa la lingua spagnola e la sua innata predisposizione poliglotta (parlerà correntemente quattro lingue e ne canterà undici compreso l’aborigeno australiano più, come ripeteva, il napoletano). Conquistò da subito anche il cuore degli spagnoli, e con una Manon del 14 Gennaio 1918 al Real di Madrid, intascò il primo grande successo all’estero.

E poi l’America, sempre più a ovest dal capoluogo salentino, in una burrascosa vicenda umana e sentimentale, e su vette professionali sempre più alte: il primo debutto americano è trionfale, con Rigoletto. Inizia per Tito Schipa l’avventura statunitense. Si credeva inizialmente che Schipa potesse essere un successore di Caruso, salvo poi scoprire presto in lui un anti-Caruso per eccellenza, rivoluzionario del modo di fare lirica. In quegli anni si sancì un rapporto di autentico amore tra Schipa e il pubblico americano, prima a Chicago fino al 1932 e poi al Met e a San Francisco. Lo stesso avvenne nei paesi sudamericani, dove ancor oggi Schipa è venerato da migliaia di appassionati e,  grazie alle sue numerose incisioni di tanghi argentini, è divenuto in quel paese quasi una sorta di icona nazionale.

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A Chicago Schipa sposa la soubrette francese Antoinette Michel d’Ogoy, conosciuta a Montecarlo in occasione della prima assoluta di La Rondine di Giacomo Puccini, da cui avrà due figlie, Elena e Liana.

Così scrive di lui il musicologo Robert Baxter:

“Schipa still inspires admiration. After noting that Schipa, like Caruso, didn’t have a high C, Luciano Pavarotti continued, “Schipa didn’ t even have a particularly beautiful voice. But he was a great singer. His musicality was so great that it enabled him to override every handicap. Listening to his records, you can hear him guiding his voice along, like a skipper steering his ship through all kinds of treacherous waters in an exemplary way that should be a lesson to us all. He had something far more important, twenty times more important, than high notes: a great line.”

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Riferimenti storici per questo articolo: mozart2006.wordpress.com “omaggio a Tito Schipa”

SAPEVI CHE:

A qualche chilometro da Lecce, nella marina di Casalabate, grazie ad un progetto d’arte urbana promosso dal festival Bande a Sud, è stato possibile realizzare un’opera murale davvero molto suggestiva, dedicata interamente alla figura di Tito Schipa e al mondo dell’opera e della banda. L’artista coinvolto per la realizzazione dell’opera è CHEKOS, che ha rivoluzionato nell’aspetto e nel significato l’intera piazza coinvolta, Piazzetta Padre Pio.

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